PASSEGGIATE
- Tra Piove di Sacco ed Adria sulle tracce degli Antichi Romani
- Tra Ceggia e Quarto d'Altino ripercorrendo l'antica Via Annia
- Basso Friuli e Via Annia

TRA PIOVE DI SACCO ED ADRIA SULLE TRACCE DEGLI ANTICHI ROMANI

Itinerario semi-archeologico tra terre di fiumi e ampie distese di campi

Il punto di partenza di questo itinerario è Brugine nella bassa Padovana, vicino a Piove di Sacco. Il punto di arrivo è Adria , in Provincia di Rovigo. I comuni da attraversare, compresi i due citati, erano un tempo percorsi dall'antica Via Annia.

Di questa oggi non rimangono tracce visibili: l'antico tracciato romano diventerà tuttavia il pretesto per percorrere questo affascinante lembo di terra dove acqua e terra hanno avuto, fin dall'epoca antica, un rapporto molto stretto, spesso di conflitto.

Dalla SS Piove di Sacco si seguono le indicazioni per Brugine e si raggiunge il centro della località. Si tratta di un paese di piccole dimensioni (già nella toponomastica il mediolatino 'burgum' = borgo racconta di un piccolo insediamento) cui fa da sfondo un territorio ricco di vegetazione e di abbondanti acque.

Qui merita una sosta a Villa Roberti (tel. 049-5806768), uno degli edifici più belli e antichi dell'intera zona. L'ideale sarebbe passare di qui la prima domenica del mese quando la villa e l'annesso parco vengono animati dal tradizionale mercatino dell'antico e dell'usato.

Proseguendo a sud si raggiunge Pontelongo, altro centro agricolo la cui storia si intreccia indissolubilmente con quella di un corso d'acqua. Del resto un paese che da mille anni porta questo nome non può che rievocare un fiume (il Bacchiglione, conosciuto con il nome 'Canale di Pontelongo nel tratto Bovolenta-Pontelongo) e l'arcata di un ponte lanciato tra due sponde! La storia di Pontelongo è sempre stata condizionata dalla importanza strategica che il lungo ponte (di legno prima, dal sec. XI al XIV, poi in pietra e successivamente in struttura di ferro) aveva per i traffici, i trasporti e la comunicazione in generale.

Nei ricordi degli anziani rimane ancora vivida l'immagine dei burci, le tradizionali imbarcazioni trainate dai cavalli, che proprio qui a Pontelongo affollavano il Bacchiglione nei periodi dell'anno in cui i traffici tra la campagna e i centri urbani di Padova e Venezia si facevano più intensi.

Ancor oggi è possibile ripercorrere l'itinerario fluviale mare-entroterra per scopi ricreativi! La Pro Loco, da tempo impegnata nella riscoperta e valorizzazione del territorio attraverso la navigazione fluviale, propone infatti gite in barca (anche fino a Venezia) lungo il Bacchiglione, (tel. Comune di Pontelongo 049-9775265).

Si lascia Pontelongo e si prosegue a sud in direzione Cavarzere. Sulla strada è d'obbligo una sosta a Correzzola per una visita all'incantevole Corte Benedettina. Anche questo mirabile complesso racconta, attraverso la sua storia e le sue funzioni, del rapporto acqua/terra, intrinseco di queste località.

Ma procediamo con ordine... Il comune di Correzzola sembra aver avuto una sua identità collegata all'acqua sin dall'epoca romana, visti i ritrovamenti archeologici effettuati nella zona. Il territorio venne infatti chiamato 'Corrigium' ovvero striscia di terre emersa tra le acque (da qua il nome 'Correzzola').

Nel 1129 un atto di acquisto di terreni (siti in località Concadalbero) da parte dei monaci benedettini da Padova segna l'inizio di una serie di opere di sistemazione del territorio ad opera dei religiosi che culminarono nel '400 in notevoli progetti di bonifica.

Una nuova rete idrica formata da canali e argini per difendersi dalle inondazioni, la suddivisione del territorio in possessioni e l'affidamento di queste 'gastaldie' (di 1.000 campi ciascuna) ognuna dotata di una propria Corte contribuirono ad una evidente crescita demografica e all'aumento della produzione agricola che durarono fino a fine '600.

Un grandissimo numero di corti, fattorie e chiese sorsero sul territorio caratterizzandolo con una rilevante presenza architettonica. Tra tutti questi il monumento più importante era indubbiamente la Corte Benedettina, la più ricca tra le masserie del territorio . Costruita a ridosso del fiume Bacchiglione per ottimizzare i traffici con i 'burci', la corte era alloggio, luogo di culto, magazzino, scuderia, ricovero attrezzi, ma soprattutto luogo di incontri e di comunicazione tra Padova e Venezia. Un centro di scambi di notevole fascino, quindi, che è possibile ancor oggi ammirare e rivivere nell'emozione! (Visite guidate su prenotazione tel. 049-9760011).

L'itinerario sulle orme dei Romani continua per Cavarzere in direzione Adria dove si può trascorrere qualche ora al Museo Archeologico Nazionale (tel. 042621612). La storia documentata testimonia della sua esistenza già nel VI sec. a.C. Con l'occupazione dei Greci divenne uno dei maggiori centri di smistamento delle merci per la pianura padana. Fu colonia di Siracusa, ebbe contatti con gli Etruschi, i Galli, Alessandria d'Egitto e l'estremo Oriente.

Nel 49 a.C. Adria divenne municipio romano, anche se l'influenza romana preesiste già nel II sec, con la Via Popilia, che la collegava a Rimini a sud e la Via Annia che la collegava ad Altino, verso nord.

Oggi ad Adria, lungo la famosa strada 'Corso Mazzini' (un tempo uno dei due rami del fiume Canalbianco) si può passeggiare nel famoso quartiere popolare di 'Cannareggio ' caratterizzato dalla presenza di stradine pavimentate in ciottoli e camini sporgenti dai tetti delle case. Nel passato era abitato da pescatori e raccoglitori di canna palustre.

Ancora, di grandissimo interesse artistico è la Cattedrale edificata tra secondo 700 e 800 ad opera dell'architetto Don Giacomo Baccari di Lendinara. Invitanti le vecchie osterie , chiamate i 'Bacari' dalle moglie di coloro che le frequentavano, localizzate ai margini di Riviera Matteotti e lungo la via Terranova.

Alternativa! Per chi invece preferisse immergersi totalmente nella natura e nell'ambiente campagnolo il consiglio è di fermarsi a Cona , ancor prima di raggiungere Cavarzere ed Adria, per una visita alla tenuta Civranetta (tel. 0426-509136).

Si tratta di un'azienda agricola dove, su prenotazione, è possibile trascorrere un intero pomeriggio effettuando passeggiate e visite guidate ai tipici boschi lineari che circondano ogni campo coltivato (raro trovare ancora campi chiusi in questa area!), alle tracce storiche ed archeologiche, ai cavalli di razza avallinese, alla libera fauna selvatica, alle coltivazioni biologiche.

Va segnalata inoltre la possibilità di prolungare il percorso per una visita al Museo dei grandi Fiumi (tel. 0425-361481) di Rovigo dove l'incidenza del rapporto terra/acqua sugli insediamenti umani in questa area è documentata a partire dai ritrovamenti archeologici dell'Età del Bronzo e del Ferro.


TRA CEGGIA E QUARTO D'ALTINO RIPERCORRENDO L'ANTICA VIA ANNIA

Il punto di partenza di questo itinerario è San Stino di Livenza , in provincia di Venezia, tra Portogruaro e San Donà di Piave. Il punto di arrivo è Altino, più a sud, verso Mestre.

Il percorso tocca quattro comuni che furono interessati in vario modo dalla presenza degli antichi Romani sul territorio. Il paesaggio che si incontrerà è quello di una campagna tra terra e mare, dove i segni degli sforzi compiti dall'uomo per dominare inondazioni e impaludamenti sono ancora evidenti.

Lo scopo di questo itinerario è di riscoprire e ammirare le tracce dell'antichità che sono ancora visibili per imparare quanto la storia dei nostri luoghi è ancora indissolubilmente intrecciata a quella di un antico passato.

La prima tappa del percorso è San Stino di Livenza, raggiungibile facilmente uscendo sia dalla A4 che dalla SS Triestina 14.

E' un piccolo centro fortemente caratterizzato dalla presenza dell'elemento acqua - quella del fiume Livenza, che nei tempi antichi si confondeva già alle foci con lagune e barene. Il secondo elemento forte che descrive l'intera area è il vino - quello DOC Lison Pramaggiore (San Stino si trova lungo la " Strada dei vini D.O.C ."). Le viti furono coltivate in questa area già prima dell'anno 1000, sotto il dominio dei monaci di Sesto.

L'area passò nei secoli nelle mani di diversi proprietari e giurisdizioni: dai Patriarchi di Aquileia che vi fecero costruire un castello, alla Repubblica di Venezia che impose la sua autorità sulle terre e gli abitati (fra cui Corbolone, di cui ricordiamo la chiesa di S. Marco). Numerose le ville costruite tra XVI e XVIII secolo, sia nel centro che nei sobborghi (Villa Zena sul luogo dell'antico castello, Villa Rubin, Villa Calzavara, Migotto, ecc.).

Nel '900 grandi aree del comune furono bonificate e quindi dedicate all'agricoltura e allo sviluppo residenziale: ma il paesaggio resta quello di una campagna tra terra e mare, sì luogo da attraversare per raggiungere le spiagge ma anche ricco di scorci naturali e di storia del lavoro umano.

Altri manufatti storici degni di nota sono l'Idrovora delle 7 Sorelle (località 7 Sorelle) e l'Idrovora dell'Agassi (frazione Biverone).

Ritornando sulla Triestina proseguendo per San Donà di Piave merita una visita la deliziosa cittadina di Ceggia. Tra Piave e Livenza, anche questo centro - un tempo ricco di boschi di querce, fu abitato in età romana e considerato importante perché collocato sul Piavon, ramo navigabile del Piave, su cui si fissò anche una dogana, o Palada.

Secondo la tradizione Ceggia deve il suo nome al latino celia maris , ovvero 'cigli', 'rive del mare'. Il nome va fatto risalire alle soglie del 900 d.C. dopo la devastante invasione degli Ungari, quando la zona fu invasa da paludi. La popolazione, alla ricerca di un sito più salubre, si ritirò nella parte più alta del territorio: è in questo periodo che si colloca la nascita del centro.

Ma, come anticipato, già in epoca romana il territorio era considerato un punto rilevante: non solo già da allora era stata individuata come zona produttiva e vivace ma anche per il passaggio della Via Annia. Di fatto, il passaggio dell'antica strada a Ceggia è testimoniato dai resti del Ponte Romano (I sec. d.C.) di cui si conservano le fondamenta in arenaria, i piloni e le due testate. Il Ponte, costruito lungo il percorso dell'antica strada romana a scavalcare il corso del Piavon- deviato e rettificato ai tempi delle sistemazioni agrarie-conferma da un lato l'importanza della zona in epoca romana, dall'altro spinge a riflettere sulla travagliata storia di questo paesaggio pesantemente modificato dall'intervento umano. Da segnalare ancora, di epoca romana, una bella stele funeraria raffigurante due coniugi, collocata nell'atrio del Municipio.

La parrocchia di Ceggia fu rilevante e conobbe diverse vicende. Ancor oggi la Chiesa di S. Vitale (riedificata nel '700) porta i resti del passato con affreschi (di Giambattista Canal, nipote del Cataletto!) e anche rilievi marmorei dell'VII- VIII secolo. Una curiosità: il bel campanile della Chiesa ha girato il mondo fra le pagine di 'Addio alle Armi' di Hemingway, che lo cita nel romanzo. Non mancano, ovviamente, essendo in terra veneziana ville e oratori: in particolare l'oratorio di Villa Bragadin - Sartorello (da visitare!) si dice vi sia il sarcofago con i resti del condottiero Marcantonio Bragadin. Il ciclo di affreschi interni crea assieme all'alternarsi delle pietre colorate che ornano l'altare, le pareti, le colonne, un incantevole gioco di luci e di colori.

Il percorso continua sulla Triestina per raggiungere la bella cittadina di S. Donà di Piave. In epoca romana il territorio di San Donà di Piave, posto tra il limite meridionale della pianura veneta e le lagune, era già abitato, come vari ritrovamenti hanno dimostrato. Era percorso dall'importante strada litoranea, la Via Annia , che attraversava il Piave poco a sud dell'attuale ponte della ferrovia e valicava più oltre il Grassaga su di un ponte di pietra di cui erano state trovate le vestigia, andate poi disperse.

San Donà fu inoltre centro propulsore delle attività di bonifica del Basso Piave. Le sistemazioni idrauliche iniziate con la Serenissima, continuarono nel secolo con il prosciugamento meccanico dei terreni paludosi, ma fu soprattutto nella prima metà del Novecento che la bonifica di vasti territori compresi tra il Sile e il Livenza fu portata a termine e si attuarono in forma organica l'appoderamento e la valorizzazione agraria.

Per comprendere questi aspetti del territorio vale la pena dedicare qualche ora alla conoscenza della storia dell'immane lavoro di bonifica raccontata nel Museo della Bonifica (tel. 0421/42047).

Il museo ospita anche una sezione etnografica, una bellica, una archeologica e una naturalistica. In particolare nella sezione archeologica sono presenti antichi resti degli insediamenti rustici d'epoca romana, distribuiti nell'area della centuriazione sud-opitergina (da Oderzo a San Donà), fino a giungere, verso nord, a Noventa e Grassaga. Infine, lasciata San Donà alle spalle e proseguendo sulla Triestina si arriva ad Altino , la tappa finale e anche la più importante dell'itinerario.

Luogo di origine di coloro che fondarono Venezia, scacciati dai barbari, grazie alla sua peculiare posizione geografica Altino fu uno dei centri principali preromani e poi romano del Triveneto. Nel 131 a.C. il passaggio della Via Annia segnò l'inizio del processo di romanizzazione che la portò tra l'89 e il 49 a.C. a diventare Municipio. In epoca successiva per Altino passavano anche altre strade extraurbane come la Via Claudia Augusta e le vie principali per Oderzo e Treviso. Nodo di comunicazioni e uno dei maggiori scali dell'alto Adriatico, Altino ha conservato una ricchezza unica di reperti da santuari, necropoli ma anche di resti cittadini...collezioni di vetri, busti, altari, tracce di mosaici...

Oggi il Museo e l'area archeologica sono aperti tutti i giorni dalle 9 alle 19 (tel. 0422 829008). Tra breve, sarà aperta una sede espositiva ancora unica, in un tipico casone ristrutturato... in un paesaggio verde ai bordi della laguna, strappato alla acque. Nel periodo di dominio Veneziano sorse il villaggio di S. Michele al Quarto, oggi Quarto d'Altino , cioè a 4 miglia dall'antica città, i cui resti emersero durante le opere di bonifica dell'800. Altino si trova oggi in un'ampia zona verde, tipico paesaggio della bonifica, che si affaccia sulla laguna.



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BASSO FRIULI E VIA ANNIA

I resti del mondo romano, il rapporto con le acque,
le produzioni agroalimentari ripercorse in un breve itinerario.

Il mondo romano ha ampie tracce in questa parte del Friuli (del resto già abitata nei periodo protostorico): Aquileia, ma anche S. Giorgio, collocata a 11 miglia da Aquileia, o Terzo (dal Terzo Miliario), Cervignano, e così via.

Si trattava di centri strategici dal punto di vista militare e delle comunicazioni, essendo posti su importanti assi viari (l'Annia, ma anche la Julia Augusta, diretta a nord) e su fiume e presso il mare, tanto da poter svolgere ruolo di porti.

Dopo le vicende di invasioni, Patriarchi e Veneziani, la storia ha 'insistito' qui anche in epoche molto più recenti, quando queste zone segnarono il confine tra Italia e Impero Austro-Ungarico.

Si pensi solo che a S. Giorgio fu collocata durante la Prima Guerra Mondiale la 'Università Castrense' con la Facoltà di Medicina, che permetteva ai giovani di completare gli studi (così drammaticamente utili i quel momento) restando vicino al fronte.

Tra i vari aspetti, da ricordare di quest'area, è che il termine Annia è usato oggi per unificare una serie di comuni della Bassa Friulana e identificare le loro produzioni agroalimentari e artigianali; e Annia oggi in Friuli è un termine che richiama sì una via storica ma anche un'area DOC, la DOC Friuli Annia, riconosciuta nel 1995. Si tratta di un zona collocata nei comuni di San Giorgio di Nogaro, Carlino, Marano, Porpetto, Castions di Strada, Bagnaria Arsa, Torviscosa e Muzzana del Turgnano, poco distante alla DOC Aquileia, con terreni sabbioso-argillosi e con un clima caratterizzato da brezze marine che donano freschezza, vivacità e profumo ai bianchi e ai rosati dai vitigni Pinot, Verduzzo, Malvasia e Chardonnay. E che la produzione di vino sia 'storica' è ricordata da vari documenti (da quelli napoleonici a quelli del Patriarca nell'XI secolo), e ritrovamenti di anfore vinarie e simili....

L'altro aspetto che caratterizza queste zone del basso Friuli è il rapporto con le acque, sia quelle lagunari che quelle dei fiumi, oltre che quelle marine.

Due sono i corsi d'acqua, entrambi di risorgiva, che danno pregio a quest'area: Lo Stella e il Corno, freschi per i boschetti che li circondano e anche ricchi di anse.

Lungo i Corno è recente l'istituzione di un parco fluviale ove è possibile effettuare una discesa turistica in canoa (Centro Canoa S. Giorgio - tel. 0431 621167)

Rilevantissime poi le zone lagunari: quella di Marano e Grado sono le laguna più a nord del Mediterraneo! E nelle oasi avifaunistiche di Marano è possibile effettuare visite guidate, in particolare nelle riserve naturali regionali 'Foci dello Stella' e 'Valle Canal Novo' (Tel. 0431 67551).

Il breve itinerario che proponiamo parte dal Casello autostradale di S. Giorgio di Nogaro - Corpetto, e procede quindi attraverso il 'fresco' angolo del fiume Corno (che si congiunge poi con l'Aussa), per arrivare poi, attraversando Cervignano e Terzo, ad Aquileia, meta obbligata e ...fine del percorso!

Si pensi che nel I sec. D. C. fu la più popolosa città romana dell'Italia del Nord: nodo viario e commerciale, porto fluviale...e ancora oggi offre resti evocativi. Dal IV secolo anche luogo di culto cristiano, come testimonia la Basilica mosaicata la cui fondazione risale al 313 d. C, e sede del Patriarcato.

Per le serate estive, ad Aquileia (vedi anche gradoturismo.info ) c'è anche un fitto calendario di eventi di prestigio: non solo concerti, ma anche rappresentazioni teatrali su testi di autori latini e greci, oltre alle visite guidate serali. Di mosaici restano tracce anche nei centri vicini, come in Piazza Marconi a Cervignano, appartenenti alle abbazia benedettina.

Anche a S. Giorgio sono state ritrovati tratti mosaicati e fondazioni di chiese risalenti al V secolo, sotto l'attuale chiesa del patrono martire. Prossima l'apertura di un Antiquarium.

Nell'itinerario possiamo anche inserire un esempio di archeologia non classica bensì 'industriale': Torviscosa, tipico insediamento industriale (la 'città della cellulosa') risalente agli anni tra le 2 guerre, progettato razionalisticamente con uno schema a raggiera in una zona bonificata.

Per il palato, varie la possibilità di soddisfazione nelle trattorie dell'Annia, con alcune specialità degne di nota, con i prodotti del fiume, della laguna (con le sue valli da pesca) e delle aree sabbiose: gamberi di fiume e rane, lumache oltre al persico, alla spigola e al 'novellame', salumi e formaggio.

(Per una rassegna di vini e sapori completa bisognerà aspettare la Fiera Itinerannia, nel mese di giugno 2005!)

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VILLA ROBERTI

La casa sulla quale i Roberti costruirono (tra il 1549 e il 1553) il loro palazzo fu edificata sulle rovine del Castello Macaruffo di cui resta il pozzo e la torre medioevale, poi adibita a colombara.

Il complesso dei Roberti– la villa e la maestosa barchessa- fu progettato da Andrea della Valle. All'interno, attraversato l'atrio, camminando lungo il corridoio si possono ammirare gli affreschi dallo Zelotti, dal Fasolo e Paolo Veronese. Scene mitologiche ispirate dalle vicende delle metamorfosi di Ovidio e rappresentazioni che si richiamano alla vita in villa creano un curioso gioco di rinvii tra il paesaggio esterno e quello interno. Decorazioni di tipo floreale decorano pure la travatura del soffitto.

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LA CORTE BENEDETTINA

Si tratta di un vasto complesso formato da più edifici articolato intorno a due grandi cortili. I monaci fissarono qui nei secoli XVI e XVII il centro della loro vasta attività di valorizzazione del territorio.

A metà Seicento la crisi agricola europea e la peste segnarono la decadenza della struttura: i monaci che avevano da tempo abbandonato la gestione diretta della proprietà avevano smesso ogni opera di bonifica. Fu solo con l'avvento dell'abate Ignazio Suarez che si ripristinò la gestione diretta e la progettazione di migliorie.

Napoleone sopprimendo le congregazioni religiose affidò la corte al duca di Lodi, Francesco Melzi d'Eril che si appropriò di tutte le scorte presenti nel complesso. L'erede, Ludovico insieme con la moglie gestirono la corte con oculatezza (fu introdotta in Civè una macchina idrovora a vapore della forza di una cinquantina di cavalli) e affidarono la gestione delle singole campagne ai coloni residenti.Alla fine della prima guerra mondiale le possessioni per varie e fortuite circostanze andarono nelle mani dei cittadini del Comune.

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COSA HANNO LASCIATO I ROMANI AD ADRIA?

Pezzo forte del museo è il miliare di pietra con il nome di Publius Lenas, esposto nel lapidario allestito nel cortile del museo. Il museo vanta una splendida raccolta di vetri romani. Le testimonianze di Adria romana dalla sua municipalizzazione fino alla fine del I. sec. d.C. sono quelle delle necropoli della zona. Sono stati rinvenuti, anche a seguito di recenti scavi, vetri di alta qualità esecutiva e decorativa di produzione locale e ceramiche in terra sigillata oltre che lucerne e oggetti in bronzo dorato.

LA CENTURIAZIONE NELLA BASSA
Chi fosse interessato ad approfondire le proprie conoscenze sulla centuriazione, il sistema romano di suddivisione dei campi coltivabili secondo misure precise, in gran parte visibili tra Adria e Rovigo per circa 250 kmq, può recarsi alla mostra permanente del Museo Archeologico di Villadose (tel. 042-531109).

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IL FIUME LIVENZA

UNA PROPOSTA PER CHI AMA PEDALARE:
Lungo gli argini del Livenza per 32 km

Superata la stazione ferroviaria di San Stino, si può inforcare la bici e si sale sull'argine sinistro del fiume Livenza. Percorrendo l'argine si attraversa Beverone, S. Alò fino al giro di boa dell'itinerario, cioè La Salute di Livenza. Qui all'altezza del ponte si volta a destra, cominciando a pedalare verso nord, seguendo le indicazioni per Torre di Mosto e Boccafossa (da notare qui due bilance per la pesca e alcune borgate di case rurali).

A Torre di Mosto merita una visita la chiesa parrocchiale con il grande affresco nel soffitto (1772), opera di buon livello del Cedini che testimonia l'alta tradizione del Tiepolo. Attraversata di nuovo la Triestina, proseguendo, si ritorna a San Stino.

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